Cecilia D'Agostini
Ad occhi chiusi nel museo.
Analisi degli aspetti comunicativi nello spazio espositivo con particolare attenzione alla persona cieca.
 
     
 

L’analisi qui sviluppata si è mossa nell’ambito degli spazi espositivi, alla ricerca di quelle iniziative nate nell’intenzione di agevolare la visita da parte di persone cieche o ipovedenti.
Al contrario di quanto avviene con la vista, mediante la quale è possibile mantenersi in un rapporto a distanza, questo tipo di esperienze necessita di un contatto personale con le cose ed i luoghi. Pertanto, per conservare questa componente, che assume un importanza determinante nell’esperienza del non vedente, si è cercato di condurre la ricerca instaurando un rapporto diretto con gli spazi espositivi, gli oggetti e le persone che attivamente si muovono in questo ambito.
Partendo da un’ipotesi che delinea l’apporto che una simile esperienza potrebbe potenzialmente fornire al visitatore cieco, si è cercato di delineare nel modo più articolato possibile i profili dei soggetti che ne sono coinvolti - ovvero la persona cieca e coloro che hanno ideato per lei delle soluzioni per avvicinarla al mondo museale - i mezzi adoperati al fine di raggiungere il destinatario privilegiato ed i luoghi ove questo avviene.
Se in alcuni casi le informazioni che sarebbero potute arrivare, giungono a destinazione, in altri, non arrivano nella maniera che si sarebbe desiderata ed è parso che i motivi per i quali ciò avviene fossero essenzialmente due. Da una parte, la giusta intenzione di soddisfare le esigenze specifiche del cieco, può arrivare ad escluderlo da quelli che sono gli itinerari comuni. All’opposto, il tentativo di integrazione in un mondo di vedenti del quale fa parte a tutti gli effetti, può portare a non tenere conto invece di quelli che sono proprio i bisogni particolari, dai quali non si può prescindere. Nel prendere coscienza dell’aspetto globale di questa situazione si è guardato continuamente verso l’alto di una piramide, sulla cui sommità era stata posta la persona cieca, verso la quale tutto converge, ma che in definitiva si colloca in posizione isolata e distante da quanto le ruota attorno. Al termine di ciò è parso più utile modificare la propria posizione di osservazione, prendendo posto accanto al cieco, in uno sguardo verso il basso che si apre a dismisura, verso una base i cui estremi paiono essere molto lontani. Guardando dalla posizione di quel cieco, che porta in sé gli occhi del vedente, pare importante riuscire a creare una compenetrazione tra visivo e non visivo, in un sottile gioco, più facile da teorizzare che da attuare.

 
Relatore Giovanni Anceschi
Corelatore/i Dina Riccò
Ateneo e Facoltà Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura
Corso di laurea Architettura
Anno accademico 1999/2000
Data di discussione 09/04/2001
Commenti La presente tesi ha comportato due anni di ricerca e numerosi spostamenti soprattutto in Italia ma anche all’estero.
Indirizzo e-mail da.cecilia@libero.it
 


Indice
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Bibliografia
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Capitolo 1
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Figura 2